La notte tra il 15 e il 16 dicembre rappresenta per Monopoli uno dei momenti più intensi e suggestivi dell’intero anno. È la notte in cui l’intera comunità si riunisce per celebrare la Madonna della Madia, protettrice della città e della diocesi di Conversano-Monopoli. Un evento che affonda le radici in oltre nove secoli di storia, fede e tradizione marinara, capace di richiamare ogni anno circa 40.000 persone tra fedeli e visitatori.
Ma cosa rende questa celebrazione così speciale? Qual è la storia che si cela dietro l’icona bizantina giunta dal mare? E come si svolge il suggestivo rito che trasforma il porto di Monopoli in un luogo di profonda spiritualità?
L’origine del culto: il miracolo del 1117
La storia della Madonna della Madia ha inizio nell’anno 1107, quando il vescovo Romualdo avviò la costruzione della nuova cattedrale di Monopoli. I lavori procedettero speditamente per circa dieci anni, fino a quando un ostacolo apparentemente insormontabile bloccò tutto: mancavano le travi di legno necessarie per costruire la copertura a capriate della chiesa, tipica dello stile romanico dell’epoca.
Di fronte a questa difficoltà, il vescovo si affidò con fervore all’intercessione della Vergine Maria. Le preghiere della comunità monopolitana non rimasero inascoltate.
L’apparizione al sacrestano Mercurio
Nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1117 avvenne l’evento destinato a segnare per sempre la storia della città. La Madonna apparve in sogno a Mercurio, sacrestano della cattedrale, annunciandogli che le travi tanto attese si trovavano al porto.
Mercurio si precipitò dal vescovo Romualdo per riferirgli quanto aveva sognato, ma il prelato non gli credette. La visione si ripeté una seconda volta, con lo stesso esito. Solo alla terza apparizione, quando le campane della cattedrale iniziarono a suonare da sole per mano degli angeli, il vescovo decise finalmente di recarsi al porto insieme all’intera popolazione.
La zattera miracolosa
Lo spettacolo che si presentò agli occhi dei monopolitani fu straordinario: una grande zattera composta da trentuno travi di pino d’Aleppo galleggiava nelle acque del porto, trasportando un’icona raffigurante la Vergine con il Bambino.
Il recupero dell’icona non fu tuttavia immediato. La tradizione narra che la zattera si allontanò per ben tre volte dalla riva, quasi a voler rimproverare l’iniziale incredulità del vescovo. Solo al terzo tentativo, dopo un atto di pentimento di Romualdo, l’icona si lasciò finalmente prendere e fu portata in solenne processione fino alla cattedrale, mentre le campane continuavano a suonare miracolosamente.
Le travi della zattera furono utilizzate per completare il tetto della chiesa, risolvendo il problema che aveva bloccato i lavori. Alcune di queste travi sono tuttora conservate nella prima cappella della navata destra della cattedrale, custodite in una teca di vetro come preziose reliquie.
L’icona bizantina: un capolavoro venuto dall’Oriente
L’icona della Madonna della Madia è un’opera di straordinario valore artistico e spirituale. Si tratta di una tempera su tavola di fattura bizantina, appartenente alla tipologia iconografica detta Odigitria, termine greco che significa “colei che indica la via”.
Le caratteristiche dell’icona
Nell’immagine la Vergine Maria sostiene con il braccio sinistro il Bambino Gesù, mentre con la mano destra lo indica ai fedeli, orientando lo sguardo verso il vero protagonista della salvezza. Il Cristo bambino presenta una leggera stempiatura e lineamenti che lo fanno apparire più adulto, a simboleggiare la consapevolezza della sua missione redentrice. Le gambe incrociate richiamano il sacrificio della croce a cui andrà incontro.
Nella parte inferiore dell’icona sono presenti due piccole figure: a destra un abate dell’Ordine di San Basilio prostrato in preghiera, a sinistra un diacono con un cero acceso. Questi elementi, probabilmente aggiunti in un secondo momento, potrebbero rimandare alla Confraternita dell’Odigitria che risiedeva nel monastero costantinopolitano da cui l’icona potrebbe provenire.
Le origini orientali
Gli studiosi concordano nell’attribuire all’icona un’origine orientale. Il colore rosso scuro del maphorion (il manto che avvolge la Vergine), le aureole a racemi rilevati in pastiglia e lo stile complessivo rimandano alle produzioni iconografiche di Costantinopoli, oppure alle botteghe cipriote o crociate.
Una delle ipotesi più accreditate vuole che l’icona sia stata posta in salvo su una zattera durante le persecuzioni iconoclaste che imperversavano nell’Impero bizantino. Secondo un’altra tradizione, una grande nave da carico di proprietà di un certo Euprasio, partita da Costantinopoli, sarebbe naufragata al largo di Monopoli, lasciando alla deriva la zattera con il suo prezioso carico.
Il termine stesso Madia deriva dalla parola spagnola di origine araba almadìa, che indica proprio una zattera o un’imbarcazione di fortuna.
Il riconoscimento della Chiesa
La devozione popolare verso la Madonna della Madia ricevette un importante riconoscimento ufficiale grazie all’opera del vescovo Giuseppe Cavalieri (1664-1696). Nel 1680 egli ottenne da papa Innocenzo XI l’autorizzazione a celebrare, il 16 dicembre di ogni anno, l’Ufficio di Santa Maria ad Nives con rito di prima classe.
Nel 1727 papa Benedetto XIII, che da cardinale aveva più volte pregato davanti all’icona, concesse l’indulgenza plenaria a chi visitava la cattedrale il 16 dicembre. L’anno seguente, la Congregazione dei Riti approvò la Messa e l’ufficio proprio per la solennità.
L’incoronazione canonica
Il momento culminante del riconoscimento ecclesiastico giunse nel 1769, quando il Capitolo Vaticano deliberò la concessione delle corone d’oro per l’icona. Le due corone furono realizzate dall’orafo Bartolomeo Boroni e applicate solennemente all’immagine l’8 luglio 1770 durante una cerimonia presieduta dal vescovo Giuseppe Cacace.
Le corone originali, rimosse negli anni Ottanta del Novecento per preservare la tavola dai danni causati dalla ruggine dei chiodi, sono oggi custodite presso il Museo Diocesano di Monopoli.
Il rito del 16 dicembre: la nottata e l’approdo
La celebrazione del 16 dicembre rappresenta il cuore della devozione monopolitana verso la protettrice. È un appuntamento che coinvolge l’intera città in un’esperienza di fede collettiva, capace di unire generazioni diverse in un unico abbraccio spirituale.
La nottata
L’attesa dell’approdo inizia la sera del 15 dicembre con la cosiddetta nottata, una tradizione antichissima che si tramanda di generazione in generazione. Le famiglie monopolitane si riuniscono nelle proprie case e trascorrono insieme l’intera notte in un clima di festa, preparandosi all’evento che avrà luogo alle prime luci dell’alba.
È un momento di convivialità e raccoglimento, durante il quale si condividono cibi tradizionali, si raccontano storie legate alla protettrice e si alimenta quella fiamma devozionale che non si è mai spenta in oltre nove secoli.
L’approdo a Cala Batteria
Intorno alle 4.30 del mattino, l’intera città si riversa sul porto, nella suggestiva cornice di Cala Batteria. Nel buio della notte invernale, illuminato dalle torce e dai fuochi pirotecnici, una zattera si avvicina lentamente alla riva trasportando l’icona della Madonna.
La scena ricostruisce fedelmente quanto accadde nel 1117. Subacquei con torce luminose accompagnano la zattera sott’acqua, creando un effetto di straordinaria suggestione mentre il bagliore delle fiamme si riflette sulla superficie del mare. I fuochi d’artificio illuminano il cielo, trasformando l’oscurità in un tripudio di luce e colore.
Nel gergo popolare la gente dice “scende la Madonna“: un’espressione semplice che racchiude tutto il senso di attesa e di gioia per l’arrivo della protettrice dal mare.
La processione e la messa solenne
Una volta che l’icona raggiunge la riva, viene accolta dal vescovo della diocesi e dalla folla in festa. Ha quindi inizio la solenne processione che attraversa le vie del centro storico fino alla Basilica Cattedrale, dove viene celebrata la Santa Messa secondo il rito speciale approvato dalla Chiesa.
La processione si snoda tra le strette vie della città vecchia, illuminate a festa, mentre i fedeli accompagnano la Madonna con canti, preghiere e manifestazioni di devozione. È un momento di profonda commozione che coinvolge credenti e non credenti, uniti dalla bellezza di una tradizione che resiste al passare dei secoli.
La festa di agosto
Oltre all’appuntamento di dicembre, i festeggiamenti in onore della Madonna della Madia si ripetono nel mese di agosto, tradizionalmente considerato mese mariano per Monopoli. Questa celebrazione estiva fu istituita principalmente per consentire ai monopolitani emigrati di partecipare alla festa patronale durante il periodo delle vacanze.
La sera del 31 luglio una grande folla si raduna davanti al sagrato della Cattedrale per la recita del Santo Rosario. A mezzanotte viene aperto il grande portale d’ingresso, inaugurando ufficialmente il mese dedicato alla protettrice.
I festeggiamenti solenni si concentrano nei giorni dal 13 al 16 agosto, con la rievocazione dell’approdo che avviene la sera del 14 agosto. Questa versione estiva della festa attira numerosi turisti e visitatori, attratti dalla suggestione del rito e dalle celebrazioni che si intrecciano con il clima festoso del Ferragosto pugliese.
I miracoli attribuiti alla Madonna della Madia
Nel corso dei secoli, numerosi miracoli sono stati attribuiti all’intercessione della Vergine della Madia. La cosiddetta sala dei miracoli, adiacente al santuario, custodisce decine di ex voto dipinti e oggetti in argento lasciati dai fedeli in ringraziamento per le grazie ricevute.
I miracoli storici
Tra gli eventi prodigiosi più celebri si ricorda l’assedio di Monopoli del 1528 da parte delle truppe del marchese del Vasto, generale dell’imperatore Carlo V. Mentre l’artiglieria nemica bombardava le torri della cattedrale, sulla terza torre apparve una donna vestita di bianco con due candele accese che mise in fuga gli assedianti. Questo episodio è ricordato nelle numerose riproduzioni popolari dell’icona che mostrano due candele accese sullo sfondo.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, i monopolitani raccontano che nessuna bomba colpì i luoghi dove si trovava esposta un’immagine della Madonna della Madia. Testimonianze scritte di questo prodigio sono conservate nella cappella degli ex voto.
Gli ex voto
Gli ex voto custoditi nella cattedrale sono legati principalmente alla vita marinara: scampati naufragi, tempeste superate, pescatori salvati dalle acque. Non mancano tuttavia episodi legati al mondo contadino e alla vita quotidiana, come incidenti con carri agricoli, incendi, cadute di fulmini e guarigioni da malattie.
La devozione oltre Monopoli
Il culto della Madonna della Madia si è diffuso nel corso dei secoli anche al di fuori dei confini cittadini. Particolare devozione è viva nelle comunità di Alberobello, dove nel 1885 Cesare Indiveri portò il culto dopo essersi trasferito dalla città per motivi commerciali. Una rettoria dedicata alla Madonna della Madia è stata costruita ad Alberobello nel 1997.
La protettrice di Monopoli è venerata anche a Deliceto nel Foggiano, a Castellana Grotte e a Triggiano, a testimonianza di come la devozione mariana sappia varcare i confini territoriali e creare legami spirituali tra comunità diverse.
Un patrimonio di fede da preservare
La festa della Madonna della Madia rappresenta molto più di una semplice ricorrenza religiosa. È un patrimonio immateriale che racchiude l’identità stessa di Monopoli, un filo rosso che collega il presente al passato e che continua a rinnovarsi di generazione in generazione.
Partecipare all’approdo del 16 dicembre significa immergersi in un’atmosfera unica, dove il sacro e il popolare si fondono in un abbraccio millenario. È un’esperienza che lascia il segno nel cuore di chiunque vi assista, credente o meno, perché parla il linguaggio universale della bellezza, della comunità e della speranza.

