L’ideatore del festival racconta la rottura con l’amministrazione comunale durante la presentazione dell’ottava edizione. La tappa del 16 luglio doveva essere a Monopoli: spostata a Savelletri in dodici giorni dopo che il Comune ha chiesto di cambiare il cast. Rubino: “Ho chiesto di fare il concerto senza contributi, mi hanno vietato lo stesso. Ho chiesto solo lo spazio ma ha creato polemiche”. Poi il riferimento al consigliere che ha pubblicato Faccetta Nera il 25 aprile: “Non a caso”

Quello che è successo ieri alla conferenza stampa di presentazione di Porto Rubino 2026 va oltre la notizia di un festival che cambia tappa. È la denuncia pubblica di un artista che accusa un’amministrazione comunale di aver censurato la sua scelta artistica. Renzo Rubino, visibilmente provato (“non ho dormito per dodici notti”), ha raccontato nel dettaglio come e perché Monopoli non ospiterà Porto Rubino quest’estate. Le sue parole lasciano poco spazio all’ambiguità.
La ricostruzione: dalla riunione tecnica al “dovete cambiare cast”
Rubino ha ripercorso la vicenda passo per passo. Il festival stava lavorando con Cristian (il suo collaboratore storico) al cast della tappa monopolitana, prevista per il 16 luglio con identità elettronica. “Dodici giorni fa, la data di Savelletri doveva essere Monopoli”, ha spiegato. “Facciamo riunione tecnica con il Comune, con il cast che avevano approvato e una scaletta con una sua identità. Ci dicono a un certo punto: il cast non ci aggrada, dovete cambiare cast”.
Il passaggio è chiave: il Comune non si è limitato a esprimere perplessità, ma ha chiesto di sostituire gli artisti scelti dal direttore artistico, proponendone altri. “Immaginate me che devo anche ascoltare i consigli”, ha commentato Rubino con amara ironia. “Mi piace ascoltarli, ma quando si è deciso…”. In altre parole: i suggerimenti vanno bene prima della decisione, non dopo che la scaletta è stata approvata e condivisa.
“Cantano in marocchino”: la frase che pesa come un macigno
Poi è arrivata la frase che ha fatto calare il gelo nella sala. Rubino ha raccontato che tra le motivazioni addotte per il rifiuto del cast c’è stata questa: “Sentirsi dire ‘cantano in marocchino’ è una cosa grave”. Il riferimento è agli Acid Arab, il collettivo parigino di musica elettronica che mescola sonorità occidentali e arabe, previsto nella scaletta della serata elettronica. Rubino ha precisato: “Gli Acid Arab sono francesi e producono anche musica in arabo. Forse si sono spaventati”.
La gravità della frase è evidente. In un festival che si fonda sull’accoglienza e sulla fratellanza – come Rubino ha ribadito più volte – sentirsi dire che un artista non va bene perché canta in una lingua diversa dall’italiano non è una questione di gusto musicale: è un problema culturale. Rubino non ha usato la parola “razzismo”, ma ha usato una parola altrettanto forte: “È un momento di censura di cui Porto Rubino non ha bisogno”.
“Ho chiesto di fare il concerto gratis. Mi hanno vietato lo stesso”
La vicenda ha un passaggio ulteriore che aggrava il quadro. Rubino ha raccontato di aver tentato un compromesso: “Ho chiesto di fare il concerto senza contributi, mi hanno vietato lo stesso. Ho chiesto solo lo spazio ma ha creato delle polemiche”. In pratica: il direttore artistico era disposto a rinunciare a qualsiasi finanziamento pubblico pur di mantenere la tappa a Monopoli. Voleva solo lo spazio fisico per fare il festival. Ma anche questa proposta è stata respinta. “Considerando che la maggioranza dell’amministrazione non ce l’ha appoggiato”, ha aggiunto Rubino, facendo intendere che la decisione non è stata di un singolo assessore ma di una scelta politica più ampia.
Il consigliere e Faccetta Nera il 25 aprile: “Non a caso”
Nel finale del suo intervento, Rubino ha aggiunto un riferimento che non è passato inosservato: “Poi ho letto che un consigliere di un comune aveva pubblicato Faccetta Nera il 25 aprile e non aveva da festeggiare. Non a caso”. Rubino non ha fatto il nome del consigliere, ma il collegamento con la vicenda di Porto Rubino è stato immediato nella platea presente: se un rappresentante delle istituzioni pubblica un inno coloniale nel giorno della Liberazione, il clima culturale in cui matura il rifiuto di un festival che ospita artisti internazionali diventa meno inspiegabile. “Porto Rubino parla di accoglienza, si fonda su questo, sulla fratellanza”, ha concluso Rubino.
Savelletri in dodici giorni: il salvataggio e la gratitudine
Dalla rottura con Monopoli alla soluzione sono passati dodici giorni. In quel lasso di tempo l’organizzazione ha trovato in Savelletri (comune di Fasano) la location alternativa per la serata del 16 luglio. “Grazie a Savelletri che in dodici giorni ha scelto di fare il festival”, ha detto Rubino. E poi il confronto con le altre amministrazioni coinvolte: “Questi comuni non hanno chiesto niente e si sono fidati”. A Taranto, Fasano e Otranto nessuno ha messo bocca sul cast. Il che rende ancora più evidente l’anomalia di quanto accaduto con Monopoli.
Le dodici notti senza dormire e il sassolino nella scarpa
Rubino non ha nascosto il peso emotivo della vicenda: “Non ho dormito per dodici notti”. E ha spiegato perché ha scelto di parlarne pubblicamente: “Quando lavori per mesi a un festival e ti viene imposta una scelta, come è possibile? Hai scelto di fare un festival, devi accettare il ruolo di un direttore artistico. Qui c’è un’idea, non è il concerto in piazza. È come dirlo, a pochi giorni dall’annuncio, criticando la scelta artistica dopo averla accettata… forse per paura delle critiche. Dovevo togliermi un sassolino”.
Parole che fotografano la frustrazione di un artista che si è visto scavalcare nel proprio ruolo. Ma anche la consapevolezza che Porto Rubino è più grande di una singola tappa: “Viviamo un periodo difficile. Sono stato molto arrabbiato”, ha ammesso. Poi però ha guardato avanti, presentando un’edizione che cambia pelle – tre serate tematiche (Pensa, Balla, Canta), set completi per ogni artista, meno dispersione e più identità – e che si propone come un nuovo inizio per il festival.
Le tre tappe di Porto Rubino 2026
14 luglio – Taranto, Molo San Cataldo – Porto Rubino Pensa: Angelica Bove, Carmen Consoli, Concita De Gregorio con Erica Mou.
16 luglio – Savelletri, Parco di Cala Masciola – Porto Rubino Balla: Acid Arab, Dardust, Frenetik, Jolly Mare.
18 luglio – Otranto, Molo San Nicola – Porto Rubino Canta: Ditonellapiaga, Nico Arezzo, Vale LP, Venerus.
Biglietti disponibili da maggio su Vivaticket (25-45 euro). Media partner: Radio Capital e Rockol.
Alla BIT di Milano il Comune aveva annunciato Porto Rubino tra gli eventi di Monopoli 2026
Un ultimo dettaglio che rende la vicenda ancora più amara. A febbraio 2026, in occasione della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, il sindaco e il delegato al turismo avevano presentato il calendario degli eventi di Monopoli per il 2026. Tra gli appuntamenti di luglio figurava Porto Rubino, indicato esplicitamente come una delle attrazioni dell’estate monopolitana. Due mesi dopo, il festival non c’è più. E Renzo Rubino, monopolitano, racconta di essersi sentito dire che i suoi artisti “cantano in marocchino”. La parola spetta ora all’amministrazione.

