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Stagione turistica 2026 a Monopoli, anno nuovo problemi vecchi: tra afflussi in crescita e residenti dimenticati, il nodo dei parcheggi torna ad esplodere

Parcheggi
di Otto Rascon da Pexels via canva.com

Il calendario gira pagina, ma a Monopoli la sceneggiatura della stagione turistica resta sostanzialmente la stessa. Anno nuovo, problemi vecchi. Mentre la città si prepara ad accogliere l’ennesima estate da capitale del turismo pugliese — con flussi che ormai si distribuiscono lungo l’intero arco dell’anno e una vera stagionalità che si dilata da aprile a ottobre — chi a Monopoli ci vive davvero, dodici mesi su dodici, fa i conti con criticità che si trascinano stagione dopo stagione. Il nodo principale ha un nome che ormai è quasi un mantra cittadino: parcheggio.

L’arrivo dei turisti, sia chiaro, è una grande opportunità. Lo è per l’economia locale, per il commercio, per la ristorazione, per le strutture ricettive e per l’immagine complessiva della città nel panorama internazionale. Ma una destinazione turistica matura non può permettersi di guardare solo ai visitatori in transito. Deve trovare un equilibrio tra ospitalità e qualità della vita di chi nella città risiede stabilmente. E nel 2026, quell’equilibrio — a Monopoli — appare ancora lontano dall’essere raggiunto.

Monopoli, una crescita turistica che non si arresta

I numeri raccontano una storia inequivocabile. Negli ultimi anni Monopoli è passata da meta «da scoprire» a destinazione consolidata del turismo pugliese, capace di competere — per riconoscibilità e flussi — con località più titolate come Polignano a Mare, Alberobello e Ostuni. Le immagini del centro storico, di porto vecchio, di Cala Porta Vecchia e delle calette della costa sud sono ormai parte stabile dell’immaginario turistico internazionale legato alla Puglia.

Questa crescita, costruita in oltre un decennio di promozione territoriale, è un patrimonio. Significa lavoro, indotto economico, valorizzazione culturale, riscoperta di tradizioni. Significa anche, però, una pressione antropica concentrata in pochi mesi e in pochi spazi, che mette sotto stress un’infrastruttura urbana progettata per dimensioni e abitudini di un’altra epoca. Le strade del centro, i lungomari, le piazze, i parcheggi: tutto è stato pensato in funzione di una città che cinquant’anni fa aveva una vocazione turistica embrionale. Oggi quei contenitori sono saturi.

Il vero nodo della stagione: parcheggi introvabili

Provate, da residenti, a tornare a casa di sabato pomeriggio in centro a Monopoli, in piena stagione. Provate a farlo con la spesa nel bagagliaio, magari con un anziano da accompagnare a casa, o con un bambino piccolo da scaricare. Per migliaia di monopolitani, da giugno a settembre, questa è la quotidianità: girare a vuoto per venti, trenta, quaranta minuti alla ricerca di un posto auto in zone che nove mesi all’anno offrono libertà di sosta, e che durante la stagione turistica diventano semplicemente inaccessibili.

La domanda di posti auto cresce in modo esponenziale con il turismo: ai residenti si aggiungono i turisti che arrivano in auto propria, i visitatori giornalieri provenienti dai centri vicini, i frequentatori delle spiagge urbane, i clienti dei ristoranti del centro storico. L’offerta di parcheggi pubblici, invece, resta sostanzialmente quella di sempre. La matematica è impietosa: quando la domanda quadruplica e l’offerta non si muove, il risultato è congestione, malumore e, sempre più spesso, rinuncia.

Stalli blu, stalli bianchi e lo squilibrio percepito

Una parte del malessere dei residenti riguarda non solo la quantità di stalli, ma anche la loro tipologia. Negli ultimi anni la mappa degli stalli a pagamento — le righe blu — si è estesa in modo significativo. Una scelta che ha una sua logica di gestione del traffico turistico, ma che dal punto di vista del cittadino monopolitano si traduce in un costo aggiuntivo per parcheggiare sotto casa propria, in zone in cui fino a poco tempo fa la sosta era libera. Il tema dei permessi residenti, della loro effettiva utilizzabilità e dell’estensione delle zone riservate è uno di quelli su cui i cittadini chiedono più chiarezza.

Le aree di scambio: quante, quali, dove?

Una destinazione turistica matura affronta il tema del parcheggio costruendo grandi aree di sosta a corona del centro, collegate al cuore cittadino da un servizio di navette frequenti, gratuite o a costo simbolico. È un modello sperimentato in mezza Europa e applicato anche in alcune località italiane di forte attrazione turistica. A Monopoli un sistema di questo tipo, organico e strutturato, è ancora in costruzione: esistono iniziative, soluzioni puntuali, sperimentazioni. Manca una rete coerente che davvero alleggerisca il carico sul centro e sulle aree più sensibili.

I residenti, gli invisibili della stagione

C’è una sensazione che, parlando con i monopolitani, ricorre con frequenza fastidiosa: quella di essere diventati gli invisibili della propria città. La narrazione promozionale racconta una Monopoli accogliente, vivace, pronta ad abbracciare il turista.

Non si tratta di un sentimento anti-turistico — sarebbe miope — ma della richiesta legittima di un patto. I residenti chiedono che la stagione turistica non venga costruita esclusivamente attorno al visitatore, ma riconosca in modo concreto che la città ha anche un’anima stabile, fatta di lavoratori, anziani, famiglie, studenti che a Monopoli dormono, mangiano, lavorano e crescono i propri figli ogni giorno dell’anno.

Una sfida che si chiama equilibrio

Il punto, in fondo, non è scegliere tra turismo e residenti. È trovare il modo di tenere insieme i due piani. Le città che hanno gestito meglio la propria crescita turistica non sono quelle che hanno limitato l’accoglienza, ma quelle che hanno investito sulle infrastrutture e sui servizi prima che il problema esplodesse. Monopoli, da questo punto di vista, è già in piena fase emergenziale: il problema c’è, è visibile, è quotidiano. La domanda non è più se intervenire, ma come e con quale velocità.

La stagione turistica 2026 si apre, ancora una volta, sotto il peso degli stessi nodi irrisolti. Anno nuovo, problemi vecchi. Ma il fatto che siano vecchi non li rende inevitabili: li rende, semmai, più urgenti. Perché ogni stagione che passa senza risposte concrete è una stagione in cui i monopolitani sentono di contare un po’ meno nella propria città. E nessuna economia turistica, alla lunga, regge se chi quella città la fa funzionare tutto l’anno smette di sentirsi a casa.

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